DICK CHENEY HA VINTO, E VOI AVETE PERSO SENZA NEMMENO ACCORGERVENE
Nel settembre 2024, Dick Cheney annunciò il voto per Kamala Harris — l'architetto della tortura che stringe la mano alla candidata democratica — e quella fotografia non fu scandalo ma consacrazione, l'istantanea di come il potere americano funziona quando smetti di credere alle favole sulla differenza tra destra e sinistra.
La parabola di Cheney dimostra che il cinismo vince sempre, che le ideologie sono costumi di scena intercambiabili, e che il complesso militare-industriale-sicurezza nazionale non ha bisogno di consenso, solo di tempo. Nel 1994 disse che invadere Baghdad non valeva la pena; dopo l'11 settembre articolò la "dottrina dell'uno per cento": se c'è anche solo l'1% di possibilità che qualcosa di catastrofico accada, trattala come certezza. Non più analisi, solo risposta.
Il progetto della Brown University stima oltre 4,5 milioni di morti nelle guerre post-11 settembre. Abu Ghraib fu dottrina applicata, la tortura legalizzata attraverso memo interni, le extraordinary renditions normalizzate, la teoria dell'esecutivo unitario usata per svincolare il presidente dal Congresso e dal diritto internazionale.
Oggi? La campagna Harris si dichiarò "orgogliosa" dell'endorsement di Cheney, rispettando "il suo coraggio di mettere il paese sopra il partito". Coraggio — quella parola per descrivere l'uomo che rese la tortura politica di stato, che costruì un impero di prigioni segrete, che trasformò il terrore in business attraverso Halliburton.
La verità: Cheney non ha tradito i suoi principi votando democratico, ha riconosciuto che i democratici avevano abbracciato i suoi. Il "partito della sicurezza nazionale" non è più repubblicano o democratico, è il partito del potere che sopravvive a ogni amministrazione perché l'apparato resta, si espande, si perfeziona. Molte espansioni del potere presidenziale di Bush furono mantenute ed espanse sotto Obama e Biden.
I progressisti che pensavano di aver vinto qualcosa dovrebbero chiedersi: quando avete contestato la macchina della guerra? Chiesto la chiusura delle 800 basi militari sparse nel mondo? Preteso lo smantellamento della sorveglianza di massa? Mai — perché mentre combattevate il "fascismo" incarnato da Cheney, siete diventati custodi dello stesso sistema, solo con linguaggio inclusivo e bandiere arcobaleno sulle bombe.
La convergenza bipartisan sulla supremazia militare non è un bug, è una caratteristica. Il consenso si è cristallizzato: l'America deve restare il gendarme globale, la forza preventiva è legittima, la sicurezza nazionale giustifica qualsiasi violazione. Cheney ha vinto perché ha costruito istituzioni che sopravvivono agli individui, ha trasformato l'emergenza in normalità e la normalità in inevitabilità.
Voi che celebrate quando un criminale di guerra vi benedice, che pensate il nemico sia solo incompetenza e cattivo gusto piuttosto che il sistema stesso, avete perso senza combattere. Avete perso quando avete smesso di chiedervi perché entrambi i partiti parlano lo stesso linguaggio di dominio globale, quando avete accettato "sicurezza nazionale" come giustificazione per qualsiasi atrocità, quando avete misurato il male in termini relativi invece che assoluti.
Dick Cheney ha 84 anni, e la sua eredità vive nelle sale operative della CIA e del Pentagono, nei droni che solcano i cieli dello Yemen, nella dottrina che trasforma la paura in potere e il potere in profitto.
La domanda che dovrebbe tenervi svegli non è se Cheney sia un mostro — lo è — ma perché nessuno dei due partiti rappresenta più un'alternativa alla mostruosità che lui ha istituzionalizzato.
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